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Le
tradizioni locali più antiche trasferiscono la sua vita nei nostri
luoghi
identificandolo come giovane soldato e cavaliere. La selva di Gangalia
di Jesi
era considerato il luogo dove era solito recarsi a pregare. Fu
martirizzato
molto giovane, gettato con una pietra al collo nel fiume esino; nel
momento del
suo martirio il suo carnefice perse la vista. A Jesi il santo viene
citato nei
più antichi documenti storici. In un atto pubblico risalente al 1194
viene
imposto ad un paese sottomesso un atto di omaggio verso il santo, segno
che era
già considerato dalla comunità protettore della città e contado. Al
santo venne
dedicata una delle chiese più importanti della città, e onori e
cerimonie
pubbliche erano a lui riservate il giorno del 4 maggio di ogni anno,
prima fra
tutte la presentazione dei palli da parte dei castelli facenti parte
del
Contado. Si racconta poi del ritrovamento, lungo la sponda
del fiume
esino, del suo corpo nel 1411. Venne portato con una grande e solenne
cerimonia
dentro la città, e posto dentro una sontuosa arca di marmo nella chiesa
di San
Giorgio in seguito chiamata San Floriano. Durante la cerimonia molti
infermi e
storpi guarirono. Il suo corpo secondo la tradizione, rimasto
sott’acqua per
1104 anni risultava intatto.
Negli anni vere leggende e racconti si intrecciarono attorno alla vita del santo, per risaltare la sua figura e il suo prestigio. Una tradizione locale non solo lo identifica in un soldato Italiano, ma anche Marchigiano, nativo di Cingoli, nel quartiere di Strada, della famiglia dei Zanobi. Si racconta che i discendenti di tale famiglia, per molti anni, erano soliti portare dei doni al santo nel giorno della sua festa. LA
CORSA CON IL DIAVOLO
Una leggenda a lui riferita racconta
della strada
da lui aperta e scavata nella roccia della montagna detta della Rossa,
in
un’angusta gola lunga tre miglia, in fondo alla quale scorre il fiume.
Le
strisce e le corrosioni che si vedono in qualche punto nelle rocce in
basso
sono le impronte del carro che Floriano guidava per aprirsi il
passaggio. Le
enormi rocce protese sopra la strada e gli enormi macigni sparsi ai
lati sono
gli ostacoli che il Diavolo poneva dinanzi a lui per cercare di
fermarlo, indispettito
per la vittoria sulla natura nel nome di Cristo. Il Diavolo, adirato
per la
riuscita dell’impresa propose a Floriano di cimentarsi in una nuova
corsa fino
a Jesi, dove il primo arrivato avrebbe fatto suonare tutta le campane a
festa.
Floriano accettò, e per tenere lontano il suo nemico, mentre correva si
inchinava e tracciava a terra dei segni di croci rallentando la corsa
del
diavolo. Tenendoselo a distanza riuscì ad arrivare per primo alla gola
della
rossa, tracciata ancora una croce a terra costrinse in diavolo a
scalare la
montagna per aggirare l’ostacolo. Floriano arrivò così per primo a Jesi
e le
campane suonarono miracolosamente da sole. Il punto di arrivo prese il
nome di
borgo San Floriano (attuale via Garibaldi). Le campane di terracotta
portate al
mercato sino ad oggi nel giorno della sua festa, con grande piacere dei
bambini, è un ricordo di tale gara e delle campane suonate a festa.
SAN
FLORIANO & SAN CIRIACO
Una
seconda leggenda, non
tenendo in considerazione i riferimenti e le date storiche racconta il
salvataggio della cassa contenente la salma di San Ciriaco martire a
Gerusalemme. Secondo la leggenda la cassa di marmo fu gettata in mare
dai suoi
uccisori, e per un prodigio anziché affondare galleggiò sino ad
arrivare sotto
il monte Guasco ad Ancona. Appena fu avvistata molta gente accorse e
cercò di
portarla a riva attaccandola a dei buoi ed argani, ma ogni sforzo
risultò
inutile.Un giovane contadino di nome Floriano, dopo un lungo e fedele
servizio
salutò il suo padrone e senza volergli dire il motivo si mise in
cammino. Il
padrone come compenso per il suo lavoro gli regalò due giovani vitelle.
Giunto
alla spiaggia si fece largo tra la folla dichiarando che gli sarebbe
bastata
l’anima per vincere la prova. Si fece una corda intrecciando
velocemente
giunchi e vimini , e legata la cassa al giogo delle giovani vitelle la
tirò
fuori in un attimo. I presenti che lo avevano preso in giro, gli si
fanno
attorno adorandolo come un santo, prendendosi per devozione pezzi della
preziosa fune. Anche San Ciriaco viene festeggiato il 4 maggio come San
Floriano, ed in tale occasione nella chiesa da lui dedicata era
abitudine
distribuire dei mazzetti di giunco benedetto.
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