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| TEATRO
G.B. PERGOLESI |
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Edificio
monumentale di architettura neoclassica, uno
dei più notevoli esempi di sala per spettacoli di fine Settecento. L'idea
di un nuovo teatro più grande, più bello e più sicuro del teatro del
Leone, ed
in posizione più centrale, venne lanciata da un gruppo di nobili, che
si
riunirono in sodalizio fondando la Società della Concordia. Questa
ottenne dal
Comune l'area occorrente nell'attuale piazza della Repubblica. L'area
era
occupata da edifici pubblici adibiti a negozi e scuderie; il Comune la
cedette con
delibera del 27 febbraio 1790, esigendo però dalla società tante
botteghe
quante erano quelle da demolire e due palchetti nell'ordine più nobile e più bello.
Sei mesi dopo, il 21 agosto, la firma del contratto: la società versava
al
Comune 1421 scudi e 16 bajocchi.
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Nel
frattempo, dietro retribuzione di 150
scudi, l'architetto Francesco Maria Ciaraffoni aveva redatto il
progetto.
Questo venne inviato a Roma il 21 settembre del 1790 per l'approvazione
della
Segreteria di Stato, che lo ritornò con alcune modifiche
dell'architetto
pontificio Cosimo Morelli. La direzione dei lavori fu affidata
all'architetto
Giovanni Grilli di Belvedere, che aveva disegnato la facciata dello
stesso
teatro. Nel giugno del 1796 l'opera muraria era terminata. Per la parte
pittorica
vennero incaricati l'architetto Giovanni Antonio Antolini, assistito da
due
pittori milanesi: Felice Giani (figurinista) e Gaetano Bartolani
(decoratore). |
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Il
Giani, coadiuvato dal recanatese Francesco Micarelli e dal faentino
Giuseppe
Guiducci, dipinse le favole di Apollo
sulla volta della sala. Il teatro venne inaugurato nel maggio del 1798
ma i
nobili che lo avevano fatto costruire alla serata d'apertura non
c'erano. Gli
avvenimenti avevano portato anche a Jesi i francesi di
Napoleone. E
furono proprio
i francesi di stanza a Jesi ad assistere all'inaugurazione del teatro. |
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Le
autorità erano rappresentate da popolani (pochissimi anche questi, per
la
verità) e da forestieri, oltreché dai soldati francesi. Alla serata
inaugurale
andarono in scena tre opere: Lo
spazzacamino principe, Le
confusioni
della somiglianza ossia Li due gobbi e La capricciosa corretta.
Nel 1839
venne collocato al sommo della facciata l'orologio, omaggio del
principe
Massimiliano Beauharnais, giunto dall'Austria l'anno prima per visitare
i
possedimenti avuti in appannaggio. Nel 1850 il pittore jesino Luigi
Mancini
realizzava il sipario raffigurandovi l'ingresso di Federico II a Jesi.
Nel
1883, in omaggio al grande compositore jesino, il teatro venne
intitolato a
Pergolesi. Nel 1929 il Comune lo acquistò dalla Società dei Condomini
il
teatro, pagandolo 247.460 lire. Dal 1968 il Pergolesi
è "teatro di tradizione".
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Fonte
testo:
Giuseppe
Luconi e Paola
Cocola, Conoscere Jesi -
Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle
tradizioni della tua città, 2007.
Fonte foto: www.fondazionepergolesispontini.com |

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