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SIMONETTI
Una delle potenti famiglie jesine che dalla seconda metà del XIII secolo si contesero la Signoria della città. In particolare fu in conflitto con i Baligani che erano stati i più solleciti nel 1282 ad approfittare dello stato di disordine che regnava in città per impossessarsi del potere. Inevitabile e durissimo lo scontro tra i Baligani, che erano di parte ghibellina, e i Simonetti, che erano di parte guelfa. Alla fine ebbero la meglio i Simonetti che, cacciati i Baligani nello stesso anno, li sostituirono nel governo di Jesi. I Baligani riconquistarono la signoria di Jesi nel 1320 con Tano Baligani, che nel frattempo era passato con i guelfi e che nel giugno del 1326 batteva il suo più feroce rivale, Lomo di Rinaldo Simonetti - meglio conosciuto come Lomo di Santa Maria - in uno sconto nel territorio di Roccacontrada (Arcevia). Per i Simonetti la rivincita arrivò l’anno dopo: capeggiate da Nicolò Bisaccioni, le truppe ghibelline, che schieravano anche gli uomini di Lomo Simonetti, dopo tre giorni di combattimenti e di assedio, riconquistarono Jesi e si liberarono di Tano una volta per tutte decapitandolo. Qualche anno dopo Lomo Simonetti si distinse guidando la rivolta degli jesini che, ribellatisi al Bisaccioni, lo cacciarono “a furor di popolo”. E a Lomo venne affidata la Signorìa di Jesi, che tornava perciò in mano ai Simonetti. Il 10 gennaio 1349 Jesi veniva conquistata da Ungano Malatesta; vista la mala parata, Lomo passò dalla parte del nuovo arrivato, ottenendo da questi di restare padrone della città. Nell’aprile del 1355 a Paterno di Ancona i Malatesta subivano una pesante sconfitta, cosicché quasi tutte le città della Marca rientrarono ancora una volta sotto il dominio della Chiesa. Lomo Simonetti, con abile e spregiudicato tempismo, corse fra i primi a Gubbio, ove allora risiedeva il cardinale Egidio Albornoz, rappresentante del papa, consegnando nelle sue mani la città di Jesi, ottenendo la conferma a vicario della Santa Sede a Jesi e Contado. Ma i Simonetti ebbero il torto di lasciarsi andare a vessazioni e prepotenze, provocando la reazione degli Jesini , che, nel febbraio del 1408, pigliarono l’armi e li cacciarono dalla città. Il 4 maggio Gregorio XII toglieva ai Simonetti il vicariato di Jesi, condonava agli jesini che avevano partecipato alla rivolta le condanne e le pene nelle quali erano incorsi; autorizzava infine gli jesini che erano stati illecitamente privati dai Simonetti dei loro beni - molini, terre, case e poderi - a rientrarne in possesso. I rimanenti beni dei Simonetti vennero confiscati e trasferiti alla Camera Apostolica, che nel 1452 li vendette, insieme a quelli del Boscareto, alla città di Jesi per 2.300 fiorini. Dei Simonetti si ricordano inoltre: il Beato Bartolo, fondatore della Congregazione dei Silvestrini insieme a San Silvestro Gozzolini da Osimo, al quale succedette nella carica di generale della stessa Congregazione; - Brunoro, intervenuto con fanti e cavalieri in aiuto di Ancona minacciata dal conte di Ginevra; - Manetto, inviato dai senesi, quale capitano, in soccorso della città di Cortona, che espugnò: - Raniero, podestà di Bologna nel 1380; - Sciarra, podestà di Gubbio.
Fonte: Giuseppe Luconi  e Paola Cocola, Conoscere Jesi - Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle tradizioni della tua città, 2007.