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Sforza Francesco
Uno dei più audaci e geniali condottieri del suo tempo, fu per anni Signore di Jesi. Nel 1431, per conto di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, in guerra contro papa Eugenio IV, invadeva lo Stato pontificio e il 7 dicembre del 1433, con tutto l’esercito e la famiglia civile e militare, entrava a Jesi, stabilendovi la sua Signoria. Da Jesi lanciò ai popoli della Marca un proclama con l’invito a ribellarsi al pontefice. Quindi, lasciata in città una guarnigione, proseguì la marcia verso Sud: alla fine dell’anno aveva in mano quasi tutta la Marca. Si trasferì allora in Umbria, arrivando alle porte di Roma. Nel marzo del 1434 Eugenio IV gli conferiva il titolo di marchese, gli confermava il dominio della Marca e gli affidava il comando delle armi pontificie. Sotto le nuove insegne, lo Sforza sostenne diversi combattimenti poi si ritirò a Jesi, dove giunse il 20 ottobre del 1438.
Ripartì il 7 aprile dell’anno dopo con buona parte delle sue truppe per correre in aiuto dei suoi alleati veneziani. A Cremona, nell’ottobre del 1441 convolava a nozze con Maria Bianca Visconti, la quale aveva appena sedici anni contro i quaranta dello sposo. Accompagnato dalla giovanissima consorte, tornò a Jesi il 20 maggio del 1442. Ma pochi giorni dopo, mentre era in marcia verso il Sud per combattere contro Alfonso d’Aragona venne informato che Eugenio IV lo aveva dichiarato ribelle e Nicolò Piccinino stava marciando verso la Marca, con un esercito agguerritissimo, per riconquistarla alla Chiesa. Lo Sforza lo affrontò presso Amandola, infliggendogli una pesante sconfitta. Ma non ebbe tempo per esultarne, perché Alfonso d’Aragona procedeva a marce forzate per dargli battaglia. Consapevole di non avere uomini sufficienti per un nuovo e più duro scontro, smistò le sue truppe nelle località che avrebbero potuto consentire una lunga resistenza. Quindi raggiunse Fano per chiedere ai suoi alleati truppe di rinforzo. L’esercito napoletano si impadronì di buona parte della Marca perché molti dei capitani fedeli allo Sforza lo tradirono. Perfino il cognato, Troilo, al quale aveva affidato la difesa di Jesi, gli voltò le spalle, aprendo le porte della città all’esercito di Alfonso. Che poi però preferì rientrare a Napoli, lasciando che a contrastare il ritorno dello Sforza fossero le truppe pontificie capeggiate dal Piccinino. Deciso a riconquistare la Marca, lo Sforza, con i rinforzi ricevuti, puntò su Jesi, la strinse d’assedio e dopo tre giorni se ne impadronì. Poi inflisse una nuova rovinosa disfatta alle truppe del Piccinino. Il 30 settembre del 1444 sottoscriveva col pontefice una tregua, ma già nella primavera del 1445 si profilava una nuova minaccia: Sigismondo Malatesta, con un poderoso schieramento di truppe, era in marcia contro lo Sforza, che si preparò a rispondere alle armi con le armi: fortificò la rocca e allestì un nuovo esercito, col quale si portò in Umbria, la occupò e minacciò il Lazio. Alfonso d’Aragona gli inviò contro le sue truppe dislocate nella Marca. Ma non vi fu scontro. Lo Sforza, a corto di vettovaglie, ripiegò su Fano. Jesi, assediata dagli aragonesi, resistette ai loro assalti. Francesco Sforza si trovava a Pesaro quando lo informarono che Eugenio IV era morto. Con la scomparsa di Eugenio IV lo Sforza cambiò radicalmente il suo atteggiamento verso la Chiesa, dichiarandosi “suo buon figliolo e servitore”. Poi cedette alle insistenze del Visconti che lo rivoleva a Milano, a condizione che gli fosse stata lasciata in vicariato la Signoria di Jesi, condizione che incontrò la decisa avversione del papa, del re di Napoli e dello stesso Visconti. Alla fine lo Sforza si rassegnò a lasciare Jesi, a condizione che gli fossero versati 35 mila scudi e che nulla sarebbe stato innovato di quanto aveva concesso agli Jesini, suoi amici. Le condizioni furono accettate. Per ottenere la pacificazione degli animi dei cittadini, Giovanni de Canesiis, inviato a Jesi da Alfonso d’Aragona, organizzò un banchetto popolare. Nei giorni che seguirono lo Sforza e sua moglie Bianca, scortati da quattromila cavalieri e duemila fanti, puntarono verso il Nord. A Milano, Francesco Sforza finirà per diventare duca di quel principato e fondarvi una dinastia.
Fonte: Giuseppe Luconi  e Paola Cocola, Conoscere Jesi - Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle tradizioni della tua città, 2007.