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SAN SETTIMIO
Secondo la più antica e diffusa tradizione, Settimio nacque a Treviri, in Germania, nell'anno 250, da una famiglia di coloni roma­ni. Quindicen­ne, si arruolò nelle legioni di Roma di stanza in Ger­mania e nell'ambiente militare conobbe Emidio, dal quale fu convertito al cristianesimo. Abbandonata la carriera militare, Settimio ed Emidio si trasferirono in Italia. A Roma papa Marcello I li consacrò vescovi, inviandoli nelle Marche, il primo a Jesi, il secondo ad Ascoli Piceno. A Jesi, Settimio operò numerose conversioni. Nell'anno 304, denunciato come nemico dell'impero di Roma, finì al cospetto del preside romano Fio­renzo, che gli intimò di sacrifi­care agli dei entro cinque giorni, pena la decapitazione.
Settimio si ritirò in preghiera sulla riva dell'Esino, seguito da tante per­sone (fra le quali la figlia dello stesso preside, Merenzia) desi­derose di ricevere l'acqua del battesimo.
Fu allora che Settimio fece scaturire dal terreno (nei pressi dell'attuale ponte San Carlo) uno zampillo d'ac­qua sorgiva. E proprio in quel punto fu eseguita la sentenza. Le ossa del santo, nascoste dai primi cristiani per salvarle dalla profanazione dei pagani, vennero ritrovate soltanto dopo 1165 anni! Secondo gli storici moderni, quella del San Settimio presente a Jesi sarebbe una storia di pura invenzione. Il vero San Settimio, dicono, è quello vissuto in Dalmazia, martirizzato, con altri cristiani, a Spalato, sempre nel 304.
Il culto di questo santo avrebbe attraversato l'Adriatico un paio di secoli più tardi e sarebbe stato introdotto a Jesi attorno al Seicento.
Fonte: Giuseppe Luconi  e Paola Cocola, Conoscere Jesi - Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle tradizioni della tua città, 2007.