| SACCO
DI JESI |
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Nell'estate
del 1517 Jesi subì il più disastroso saccheggio della sua storia ad
opera della
soldataglia di Francesco Maria Della Rovere. Questi nel 1508 aveva
ereditato
il ducato d'Urbino, che invece Leone X aveva poi assegnato al nipote
Lorenzo dei
Medici. Il Della Rovere si era rifugiato a Mantova, da dove aveva
iniziato la
sua marcia della vendetta alla
testa
di un esercito mercenario forte di 70 mila uomini, quasi tutti
tedeschi,
francesi e spagnoli. Dopo aver ripreso Urbino e conquistato altre
città della
Marca, aveva stretto d'assedio Jesi, di cui si impadronì senza
colpo ferire grazie all'aiuto e al favore di alcuni dentro la
città, che aprirono nottetempo le porte al nemico, questi
poté. Erano le
ore 21 di giovedì 3 giugno. Gli Jesini tentarono di salvare i loro
beni, ma
con scarsi risultati: i gentiluomini ricchi vennero fatti prigionieri e
le loro
donne, che, con i gioielli di famiglia, avevano cercato scampo nelle
chiese,
si videro togliere anche quanto di prezioso avevano indosso. I
religiosi
vennero torturati perché confessassero in quali luoghi avevano
nascosto gli
ornamenti delle chiese. Anche i documenti del Comune non sfuggirono
allo
scempio: carte e registri di ogni genere andarono in buona parte
distrutti. E
così parecchi libri, pubblici e privati. Il saccheggio durò otto giorni
e non
risparmiò il Contado. Furono depredati infatti anche Belvedere,
Castelbellino, Castelplanio, Maiolati, Monsano, Monte carotto,
Monteroberto,
Mono, Poggio Cupro, Rosora e Scisciano. I Castelli più colpiti furono
Monsano,
Castelbellino, Rosora e Monteroberto. In città, tra le famiglie più
danneggiate, quelle dei Ghislieri, Ripanti e Amici. Quando ai primi di
luglio
Francesco Maria Della Rovere e i suoi lasciarono Jesi, si portarono
dietro una
carovana di "ben mille bestie cariche di ogni ben di Dio". Furono
rubati,
oltre ad oggetti preziosi ed armi, grani,
farine, orzo, porci vivi e carni salate in quantità davvero
straordinarie.
Il magistrato jesino, nella necessità di reperire fondi per pagare le
tasse
imposte da Francesco Maria Della Rovere, ricorse all'aiuto dei Castelli
con
l'imposizione di una forzata
contribuzione. Molti Comuni si rifiutarono di pagare. Ci fu
anche un
tentativo di ribellione, ricordato come la Congiura dei notai.
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| Fonte:
Giuseppe
Luconi e Paola
Cocola, Conoscere Jesi -
Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle
tradizioni della tua città, 2007. |

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