| Libero Comune |
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Nella
prima metà del XII secolo anche a Jesi si formò il Libero Comune. Vi si
arrivò
con l'affrancamento della popolazione dall'autorità civile dei
benedettini. Il
primo passo fu la cessione in
enfiteusi
dei fondi rustici e urbani a chi li lavorava e vi abitava, cioè a dire
una
specie di cessione in affitto dietro versamento di un canone annuo (da
qui
l'origine della decima in uso nelle nostre campagne). Altro passo non
meno
importante fu la costituzione delle associazioni
delle arti e dei mestieri,
che a Jesi erano presenti in buon numero (in
particolare: di muratori, fabbriferrai, fabbrilegnai, mugnai, calzolai
e sartori). Ma ne l'enfiteusi ne le
associazioni delle arti sarebbero bastate da sole a rendere affrancati
totalmente gli jesini. Dovette essersi verificato un fatto molto grave e tale da coinvolgere tutti (probabilmente nemici
esterni da respingere) e convincere vescovo e monaci che i loro vassalli erano maturi per la
libertà e degni dell'affrancamento.
Il primo Consiglio comunale di Jesi si chiamò adunanza degli uomini delle arti
della città di Jesi.
Si teneva o
nella chiesa cattedrale o nel palazzo vescovile. I consiglieri erano
convocati
al suono delle campane (l'uso è rimasto fino ad oggi). Il primo sindaco
di Jesi
- era detto sindaco
generale delle arti
- fu Buonacosa Diotaiuti: un plauso ed un augurio insieme, come si
vede.
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| Fonte:
Giuseppe
Luconi e Paola
Cocola, Conoscere Jesi -
Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle
tradizioni della tua città, 2007. |

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