| JESI |
Situata nella bassa
valle dell'Esino, si estende su una superficie di 107,72 chilometri
quadrati,
ad un'altitudine di 96 metri sul livello del mare. Ha origine molto
remote.
Leggenda vuole che nel IX secolo a.C., al tempo delle immigrazioni
elleniche
sulle coste italiane, un gruppo di Pelasgi si stabilisse da queste
parti e il
loro re, Esio, chiamasse con il suo
nome il nuovo villaggio e il vicino fiume. Storici e studiosi ritengono
più
verosimilmente che la fondazione di Jesi sia dovuta ad una immigrazione
di
Umbri: il fiume Esino avrebbe
segnato la linea di confine tra il Piceno a sud e L'Umbria marittima a
nord. In
seguito Jesi subì l'invasione dei Galli Senoni, quindi, per la sua
posizione
strategica (passo obbligato per i traffici verso il Tirreno), divenne
un
importante
presidio militare di Roma. Fu colonia romana aggegata alla tribù
velina, governata da un preside. Assunse allora la fisionomia di
un centro ricco e architettonicamente sontuoso. Con lo sfascio
dell'impero
romano, anche le bellezze della Jesi imperiale e la sua
fiorente
economia finirono travolte dalla furia
dei nuovi invasori: Goti, Unni, Vandali, Eruli, Ostrogoti dilagarono
anche nella
Vallesina. Sotto Giustiniano, Jesi si trovò inclusa nella dodicesima
provincia bizantina
detta Pentapoli annonaria, in compagnia di Urbino, Fossombrone
e Cagli. Poi non
sfuggì alla calata dei Longobardi, finché, dopo l'intervento dei
Franchi, entrò
a far parte dello Stato della Chiesa. Intanto si faceva strada l'opera
dei Benedettini, che dettero un decisivo
impulso anche alla rinascita della Vallesina. Secondo la tradizione,
Jesi nell'anno
847 fu distrutta dal terremoto; i superstiti trovarono rifugio in
contrada Terravecchia,
fuori delle antiche mura, attorno alla chiesa
di San Nicolò, allora intito lata a San Salvatore. Gli jesini tornarono
nell'antica sede un secolo più tardi per sfuggire alle incursioni dei
Saraceni
che mnacciavano le coste della penisola. Attorno al 1150 Jesi si costituì in
Libero Comune, estendendo la sua
autorità anche su territori e Castelli vicini: nasceva così il Contado
di Jesi. Favorita anche dalla
protezione di Federico II, qui nato nel 1194, l'espansione
territoriale di
Jesi fu rapida: in meno di cinquant'anni la magnifica
repubblica esina
estese la sua giurisdizione su tutta la Vallesina, dalla
Gola della Rossa al mare. Le popolazioni del Contado dovevano
testimoniare la
loro sudditanza intervenendo ufficialmente ogni anno, il 4 maggio, alla
cerimonia della presentazione del Palio
di San Floriano nella piazza principale di Jesi. Gli interessi di Jesi
finirono,
inevitabilmente per scontrarsi con quelli di Fabriano, Senigallia e
soprattutto
Ancona. Il conflitto, per
ragioni di
confine, fra jesini
e anconitani si protrasse per due secoli e
mezzo: la battaglia di
Camerata fu la
più sanguinosa. Il possesso di Jesi
diventò
poi oggetto di conflitti tra le
maggiori famiglie locali, in particolare tra i Baligani e i Simonetti.
Di questa situa-zione
approfittarono potenti famiglie italiane che imposero la loro signoria
su Jesi:
prima i Malatesta, poi
Braccio da Montone,
quindi Francesco Sforza.
Tornata sotto la Chiesa, nel
1585 Jesi ottenne da Sisto
V di
avere un proprio governatore e di reggersi con un'amministrazione,
almeno formalmente,
autonoma. E da questo
momento la
sua storia si identificò sostanzialmente con quella dello Stato
pontificio,
fatta eccezione per il periodo napoleonico che, nel 1808, segnò la fine
del
Contado e dell'antico e glorioso Libero
Comune di Jesi.
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| Fonte:
Giuseppe
Luconi e Paola
Cocola, Conoscere Jesi -
Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle
tradizioni della tua città, 2007. |
| APPROFONDIMENTI |
- Stupore Rococò
(articolo pubblicato nel febbraio del 2010 sul mensile Bell'Italia)
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