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I
primi
riferimenti ai quartieri della città di Jesi risalgono alla metà del
1400
quando “otto cittadini, due per quartiere” furono incaricati di
rinnovare il
Consiglio Generale e di Credenza; Ma non si sono mai avute indicazioni
degli
effettivi confini. Attorno il X secolo era sorta la
necessità di
identificare le persone in modo più preciso e certo, e il solo nome non
lo
permetteva. Iniziò così a prendere uso l’aggiunta del nome del genitore
(di
Giovanni, di Battista..), o di un aggettivo che ne descrivesse
l’aspetto
(forte, mancino, piccolo ecc.), molto più spesso si usava indicarne il
luogo o
la città di provenienza ( albanesi, schiavoni, lombardi ..).
Nel
XIII secolo nelle città più grandi, la gente comune era solitamente
classificata in base alla vicinanza della loro abitazione ad una delle
porte
della cinta muraria o alla parrocchia di appartenenza; mentre per le
abitazioni
situate all’esterno, prima della costituzione di veri e propri borghi,
veniva
usata la ripartizione ecclesiastica o toponimi che ne identificavano
con
precisione il luogo. In base alle porte presenti nel
1200, alle
principali chiese situate nelle vicinanze, ed ai vari toponimi presenti
nei
documenti del tempo, si è cercato di dare alla città una adeguata
suddivisione
riferendosi ai quattro quartieri accertati due secoli dopo.
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SAN
PIETRO
Porta
Valle, (Porta Pesa) chiesa di San Pietro
La zona detta “a valle” è la più
antica e popolare
della città, può essere considerata il primo vero e proprio “Rione” di
Jesi. La
chiesa di San Pietro è una delle più antiche della città, si fa
risalire al
periodo Longobardo, originariamente aveva l’ingresso verso costa
Baldassini, è
una delle tre parrocchie presenti all’interno delle mura nel 1500. In
seguito
all’incendio del 1720 fu ricostruita con le forme attuali. L’estensione
delle
abitazioni oltre porta valle, detta anche porta pesa, era condizionata
dalla
presenza del vallato, scavato nel 1303, che rendeva la zona non molto
salubre. |

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SANTA
CROCE
Porta
San Martino, oggi arco del Magistrato e chiesa di Santa Croce
Già
dal 1072 si parla della
chiesa di Santa Croce che il Monastero di Fonte Avellana possedeva nel
campo di
Mussicciano fuori porta San Martino, detta poi porta della Rocca ed
oggi Arco
del Magistrato. Area corrispondente all’attuale piazza della
Repubblica. La
chiesa, probabilmente retta da una piccola comunità di monaci
Camandolesi,
godeva di notevoli beni, nel suo interno veniva conservato un
importante
archivio. Nel 1334 Don Piero di Francesco da Fabriano, rettore di Santa
Croce,
era ordinato da papa Giovanni XXII priore di Fonte Avellana. Tale
chiesa era
ancora presente nel 1473, in seguito venne ricostruita all’interno
delle mura
per renderla più sicura e protetta, ma non ebbe molta fortuna, pur
avendo una
buona rendita cadde in disuso alla fine del 1500.
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POSTERNA
Porta San Floriano, attuale Porta
Garibaldi, postierla, chiesa di San Floriano
La
devozione e l’ importanza che il popolo Jesino dava a San Floriano è
evidente in questa parte della città. Vi si trovavano infatti, una
attigua
all’altra, una piazza, una chiesa, una porta, ed infine un borgo fuori
dalle
mura, presso l’attuale salita di via Garibaldi, tutte dedicate al
santo. La
piazza era molto più grande dell’attuale piazza Federico II e disposta
in senso
longitudinale, vi si tenevano i festeggiamenti al Patrono del Contado
di Jesi
con la presentazione dei Palli e con i giochi. La chiesa che vi si
affacciava
era il perno della vita ecclesiastica della città, ed è indicata come
parrocchia sino alla fine del 1400. Vista l’impossibilità di usare il
nome di
San Floriano per indicare un punto preciso della zona, venivano
indicati altri
riferimenti, il più usato era la pusterla (o postierla) dell’attuale
palazzo
Battaglia, restaurata ed usata oggi come via di risalita da via N.
Sauro a
piazza Ghislieri. Nella zona si trova attualmente una via Posterma.
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SAN
BENEDETTO
Porta
Cicerchia (oggi chiusa), chiesa di San Benedetto
Porta
Cicerchia veniva usata come passaggio pedonale visto il notevole
dislivello tra la strada esterna rispetto alla via interna alle mura,
posta ad
est collegava la zona di San Savino con la zona “a valle” interna alle
mura, detta
di San Benedetto dal nome della chiesa che nel medioevo si trovava
presso la
via omonima. Porta Cicerchia venne chiusa nel 1836 per evitare che il
morbo del
colera da Ancona si propagasse in città. |
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