Le prime notizie al riguardo la festa di San Floriano risalgono al maggio 1194 anno della sottomissione al castello di Jesi del castello di Morro Panicale (Castelbellino), quest’ultimo, tra gli altri doveri aveva l’obbligo di portare III libre di cera al santo nel giorno della sua festa. I primi riferimenti alla presentazione del Pallio durante tale festa risultano nell’atto di sottomissione di Apiro nel 1227. La condizione di subordinazione dei castelli del contado verso la città di Jesi era messa in risalto con la presentazione del Pallio nel momento religioso e civile più importante dell’intera comunità Jesina, il 4 maggio di ogni anno, festa di San Floriano, patrono dello stato di Jesi e del suo Contado. L’interpretazione che la città dava alla cerimonia era contestata dal Contado, che in essa voleva vedere, insieme all’atto di venerazione verso il santo patrono, solo un segno di amicizia e fraternità tra i castelli.  Il Pallio era un grande vessillo di seta, di vari colori, appuntato su di un asta, su di esso era ricamata o disegnata la figura di San Floriano o il leone rampante simbolo di Jesi e di molti castelli del Contado. Alla vigilia della festa, i Consiglieri Generali di ogni castello eleggevano il loro rappresentante, il quale aveva il compito di recarsi a cavallo alla festa portando il Pallio insieme alla consueta offerta in denaro per la chiesa del santo, nei primi anni veniva offerta anche un certo quantitativo di cera. Il rappresentante doveva recarsi il mattino del 4 maggio nel luogo stabilito per il raduno, per partecipare alla cavalcata, guidata da un drappello d’onore “l’armata pro festa Sancti Floriani”e molta gente festante, cantando e ballando al suono di liuti trombe e flauti, li accompagnava . Il corteo attraversava le principali vie cittadine e giungeva nella piazza di San Floriano, l’attuale piazza Federico II. Davanti la chiesa li attendevano il Gonfaloniere, il Podestà e tutta le massime cariche della città.Venivano in questo momento chiamati tutti i castelli, in ordine decrescente di importanza e di grandezza, il portatore giurando fedeltà ed obbedienza alla città di Jesi, agitava in alto il proprio pallio, che veniva quindi consegnato ed introdotto in chiesa per essere appeso alla finestre. Una volta terminata la cerimonia si tornava in piazza e si continuava con danze, feste e gare sportive. La gara dell’anello era la gara più importante e popolare, si disputava nel pomeriggio e sera, era una gara di abilità , un anello d’argento o di rame argentato veniva appeso in alto ad una fune e veniva infilato con una lancia da un uomo che probabilmente correva a piedi. Tutti potevano partecipare alla gara, abitanti del contado e forestieri, il vincitore aveva in premio l’anello. Nel 1453 veniva aggiunta la gara di tiro con la balestra, e più tardi anche con lo schioppo. Nel susseguirsi di alterne vicende, di scontri e liti che la presentazione del pallio ha costantemente determinato si è giunti sino al 1808 anno dell’ultima cerimonia.