| Festa di San
Floriano |
| Anticamente
e per vari secoli, per gli Jesini la festa più importante dell'anno. Il
culto
per San Floriano era qui molto radicato e poiché il santo era stato
scelto dal
Comune come suo protettore fin dal 1100, il 4 maggio era "una specie di
festa nazionale per il piccolo Stato rappresentato dalla città e
dall'annesso Contado".
Momento centrale della festa era la presentazione del Palio di San
Floriano da
parte dei rappresentanti del Contado in segno di fedeltà e di amicizia.
La
festa, allietata da canti popolari e interventi musicali, si articolava
in
varie manifestazioni, tra le quali la corsa all'anello e il tiro a
segno con la
balestra: Partecipava alla festa l'Armata di San Floriano, a
salvaguardia del
regolare svolgimento della giornata. In coincidenza della festa si
svolgeva
anche la più grande fiera dell'anno, detta appunto Fiera di San
Floriano. |
| Palio di San
Floriano |
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Era
un
drappo di seta di vari colori, ma per lo più rosso, dal colore dello
stemma
jesino. Probabilmente vi campeggiava nel
mezzo il leone d'argento, rampante
e
coronato. Sospeso ad un'asta o ad una lancia, veniva
presentato dai
Castelli e dalle ville del Contado
alla città di Jesi in segno di omaggio, sudditanza e fedeltà. La
presentazione
dei palii, praticata fin dai primi
decenni del XIII secolo, si rinnovava ogni anno, il 4 maggio, in
occasione
della festa di San Floriano. Più anticamente il pallio era presentato
anche
dai feudatari dei dintorni pur non soggetti a Jesi per testimoniare rispetto e devozione ed era
accompagnato
da un'offerta di cera. Le località soggette erano tenute a versare un
contributo, stabilito dal nostro Comune a seconda della loro
importanza. Il
giorno della festa i rappresentanti dei Castelli soggetti, con i
rispettivi palii, si radunavano in
un luogo non
lontano da Jesi, indicato come il castellare
del Vescovo. Da
qui, a cavallo e con scorta, attraversavano
la città fino
alla piazza San Floriano, dove ad attenderli c'erano il sindaco e le
altre
autorità cittadine.
I
rappresentanti del Contado giuravano obbedienza
alla
Chiesa, al papa ed all'inclita e
magnifica comunità jesina; promettevano di "conservare il
buono,
pacifico e tranquillo stato della comunità e di cooperare alla
distruzione" di chiunque avesse attentato alla pace della comunità
stessa.
Dopo che i palii erano stati
collocati
all'interno della chiesa di San Floriano, sulla piazza avevano inizio
le danze
e le gare che si concludevano con il pranzo.Alla
cerimonia interveniva
una
folla numerosissima, proveniente anche dai
territori e dai castelli della Marca e da ogni luogo. Il
rifiuto di presentare
il palio da parte di un castello soggetto veniva considerato ribellione
e sfida alla città.
Quest'ultima
nei tempi più remoti reagiva aggredendo militarmente il castello
inadempiente;
in seguito si limitò a sanzioni economiche quale l'interruzione di ogni
rapporto commerciale.
Col
passare degli anni, la festa della
presentazione del
Palio assunse sempre maggiore fastosità e si arricchì di iniziative.
Consuetudini principali erano: l'Armata di San Floriano, incaricata di
garantire l'ordine pubblico durante la festa, la corsa all'anello, il
tiro a
segno con la balestra, l'intervento di suonatori dei più svariati
strumenti
(pifferi, trombetti, tamburini,
ciaramelle, liuto, arpa, cetra e ribichini),
chiamati dal Comune per rallegrare la festa, e l'illuminazione della
piazza. La
presentazione del Palio durò fino al 1808, anno in cui venne soppresso
il
Contado.
La cerimonia della Presentazione del Palio di San Floriano è
stata
ripresa in epoca e versione moderma, su iniziativa di don Mario
Bagnacavalli, a
partire dal 1994 ed è organizzata dall'Associazione "Amici del Palio di
San Floriano". Le edizioni dell'era moderna sono incentrate sul corteo
storico al quale partecipano sindaci e gonfaloni della Vallesina. Il
corteo percorre
le vie del centro, dalla chiesa di San Nicolò alla Cattedrale, fino a
piazza
Baccio Pontelli. La manifestazione è caratterizzata da varie
iniziative, tra le
quali le esibizioni degli sbandieratori, dei tamburini, degli arcieri e
delle
falconiere, un concerto di musica medievale, tornei di calcetto in
abiti storici
e di scacchi tra ragazzi su scacchiera gigante, sfilate nei costumi
storici e
il torneo degli arcieri per l'assegnazione del Palio. Le edizioni
dell'era
moderna sono state vinte dai Comuni di Mergo (1996), Castelplanio
(1997), Jesi
(1998 e 1999), Castelplanio (2000), Santa Maria Nuova (2001), Mergo
(2002), San
Marcello (2004), Monsano (2005), Mergo (2006) e Castelbellino (2007).
Non è
stato assegnato il Palio del 2003.
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Armata
di San Floriano -
Era così
chiamato l’insieme di militari e civili, di città e Contado, mobilitati
per
assicurare l’ordine pubblico il 4 maggio, durante la festa di San
Floriano, per
la quale affluivano a Jesi migliaia di persone da tutta la regione.
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Corsa
all'anello - Si
disputava il giorno della festa del Palio di San Floriano. Si trattava
di una
gara di abilità. L’anello, d’argento o di rame argentato, era sospeso
ad una
funicella e doveva essere infilato, in corsa, dai concorrenti a
cavallo. Il
vincitore riceveva in premio l’anello, ma non se lo portava a casa,
perché il
Comune glielo comprava per riutilizzarlo l’anno dopo.
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Tiro
a segno con la balestra - Per
esercitarsi a trattar
le armi,
venne
introdotto ufficialmente dagli Jesini, con regolare atto consiliare del
28
aprile 1453, tra le gare in programma per la Festa di San Floriano. I
balestrieri più bravi si cimentavano nel bersaglio e la gara terminava
con
l'assegnazione della balestra al miglior tiratore. Il tiro a segno con
la
balestra venne rinnovato nel 1486 e poi anora nel 1513: quest'ultima
volta si usarono balestre e schioppetti.
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Bagnacavalli
Mario - Nato a Jesi
il 13 agosto del 1924. Sacerdote, educatore e docente. Per
quarantasette anni guidò
la parrocchia di San Pietro Apostolo e negli ultimi cinque anni,
insieme, anche
la parrocchia della Cattedrale. Sollecitò e favorì la ripresa, in
versione
moderna, del Palio di San Floriano. Si fece apprezzare anche per le sue
poesie,
in parte pubblicate sotto i titoli: I
canti della Scarpara
(1960), La dove
finisce il vento (1983)
con prefazione di Carlo Bo, Metasponda (1989). Fu anche conduttore di
rubriche religiose
televisive. E' morto a Bologna il 22 novembre del 1998. |
| Fiera di San
Floriano |
| Oggi ultimo e pallido ricordo dell'antica
Festa di San Floriano, che era la più importante tra le manifestazioni
jesine.
Allora aveva la durata di otto giorni, quattro
avanti e quattro dopo la festa. Ancora fino agli inizi del
secolo scorso si
teneva nel centro storico per le merci e in piazza Grammercato per le
bestie.
"La gente giungeva sulla piazza di Jesi di buon'ora, che neanche
albeggiava, da tutte le parti della provincia e dalle Romagne, dalla
Maremma
romana e perfino dalla Jugoslavia": commercianti, artigiani,
ciarlatani,
girovaghi, cantastorie. In piazza Grammercato era un "brulichio di
fattori, mercanti, contadini, mediatori, di bovi, di cavalli, di asini,
di
pecore! ", un "tumulto di muggiti, nitriti, ragli, belati! ". un
"clamore di rivenditori, di osti, di contratti, di disputanti! ". e
"scrollate di braccia da parte di sensali per mettere d'accordo due
contraenti!", e ancora "corse di cavalli e d'asini per provarne la
qualità". In piazza del duomo si svolgeva anche la fiera del cacio
pecorino nostrale. Caratteristica e tipicamente jesina, il giorno di
San
Floriano, la Fiera delle campanelle. |
Fiera delle Campanelle
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E' un
tipico
aspetto della Fiera di San Floriano. Si tiene ancora oggi, seppure con
risonanza minore rispetto al passato, il 4 maggio. Ricorda il suono
festoso
delle campane della città che accolsero l'arrivo vittorioso di San
Floriano
nella corsa contro il diavolo che lo aveva sfidato a chi avrebbe
impiegato meno
tempo dalla Gola della Rossa a Jesi. Il
giorno della festa di San
Floriano si
vendevano e si vendono - un tempo in piazza Grammercato, oggi in piazza
Federico
II - campanelle di terracotta. "Ancora ieri - è stato scritto - tutta
la
città risuonava festosamente del din-dan
delle campanelle di coccio
attaccate alle
finestre, alle porte, ai cani degli jesini"; ma erano soprattutto i
monelli che "mettevano il maggior impegno nello sbatoccare
e nel fare festa”.
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| Fonte:
Giuseppe
Luconi e Paola
Cocola, Conoscere Jesi -
Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle
tradizioni della tua città, 2007. |

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