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| Esino |
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E' il
maggior fiume della provincia di Ancona. Secondo la tradizione, avrebbe
preso
il nome da re Esio, mitico fondatore della nostra città. Nasce presso
Esanatoglia (Macerata) sulle falde del monte Antica. Dopo aver ricevuto
le
acque del Giano, all'altezza di Borgo Tufico, e del Sentino, nel
territorio di
Genga, incontra le acque del Gorgovivo prima e dell'Esinante poi.
Sbocca
nell'Adriatico al termine di un tragitto di circa 75 chilometri con un
dislivello di novecento metri. In tempo di piena, la sua portata
d'acqua
(misurata a Moie) e di 412 mc. al secondo; nelle massime ma gre è di
appena 4
mc. al secondo. Anticamente, per il tratto che corre all'altezza della
nostra
citta, l'Esino non scorreva sul letto attuale, ma più a ridosso del
centro
abitato. Segnò il confine fra i Piceni e gli Umbri, quindi fra i Piceni
e i
Galli Senoni; pare fosse navigabile al tempo dei Romani. Confine
naturale fra i
territori soggetti o controllati da Jesi e da Ancona, agli inizi del
1400 fu
all'origine del conflitto che tenne sul piede di guerra le due città
per quasi
due secoli e mezzo: a causa di una grossa alluvione che aveva deviato
il letto
del fiume, "un buon tratto di terra spettante alla Badia" di
Chiaravalle si era venuto a trovare nel territorio di Ancona, che
l'aveva
fatto suo. Tradizione vuole che duecento anni prima Federico II
offrisse di
rendere navigabile l'Esino, ma che gli Jesini optassero per il titolo
di città regia, proposto in
alternativa
dallo stesso imperatore.
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L'occasione
si ripresentò agli Jesini nel 1579
allorché Gregorio XIII, informato che, qualora si fosse reso l'Esino
navigabile fino al mare, se ne sarebbe avuto un "notabile giovamento,
specialmente per l'esportazione del grano e l'importazione del sale",
si
dichiarò favorevole al progetto; inviò sul posto architetti
e persone perite; questi riferirono che il
nuovo alveo poteva farsi commodamente
poiché vi concorrevano tutte le cinque condizioni richieste e
cioè acqua bastante, declivio proporzionato,
letto sodo, imboccatura e sboccatura facili e senza pericolo, e la
spesa non
arrivava a scudi diciottomila. Ciononostante non se ne fece
niente, a causa
dell'ottusità di alcuni proprietari che temevano l'esproprio di loro
terre
lungo il fiume. |
| Fonte:
Giuseppe
Luconi e Paola
Cocola, Conoscere Jesi -
Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle
tradizioni della tua città, 2007. |

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