Home Forum Chi sono Le note della mia vita La mia città Poesie & Dediche Video Sport Jesi Divertimenti L'arte della cucina

COLOCCI ANGELO JUNIOR
Uno dei maggiori jesini - per Anto­nio Gianandrea, il più illu­stre jesino prima di Pergolesi - ed uno dei più grandi umanisti italiani. Nato a Jesi nel 1467, dopo una prima istruzione rice­vuta presso la casa paterna, ven­ne mandato a Roma, dove stu­diò letteratura latina e greca, seguì lezioni di letteratura proven­zale e portoghese, di filosofia e matematica, facendosi notare anche come poeta. Rien­trato a Jesi, vi rimase per poco perché nel 1486, in seguito al man­cato golp capeg­giato dallo zio Francesco, seguì quest'ultimo nella fuga a Napoli. Presso la corte di re Ferdinando conobbe i maggiori letterati del tempo, che frequen­tò poi assiduamente una volta iscrittosi, col nome di Colozio Basso, all'Accademia Pontania­na diretta da Giovanni Pontano.
Tornato a Jesi nel 1491, parteci­pò alle attività del Comune (nel 1492 fu nominato capitano di Belvedere). Nel 1497 ottenne a Roma la carica di Abbreviatore della Maggiore Presidenza, che gli consentiva di starsene a Jesi servendosi di un sostituto. L'an­no dopo, nominato ambasciatore del nostro Comune presso Ales­sandro VI, si trasferì a Roma, dove ottenne vari incarichi, tra i quali quelli di Procuratore della Sacra Penitenzeria, di Sollecitatore delle Lettere Apostoliche, di Maestro del Registro delle Bolle e di Notaio della Camera Apostolica. Conoscitore perfetto della lingua latina, filosofo, matematico, teologo, a Roma strin­se amicizia con tutti i letterati che passavano alla corte pontifi­cia e a Roma istituì l'Accade­mia Coloziana, che ben presto divenne "celeberrima per gli illustri nomi che vi erano iscritti": nella sua villa romana - conosciuta con il nome di Hor tulus ad aquam virginem - raccolse una ricca libreria fornita di antichi codici, un museo di medaglie, di iscrizioni, di statue, "onde andarono celebri gli Orti già sallustiani", detti poi Orti Coloziani. Il 3 dicembre del 1505 il senato lo iscriveva tra i patrizi di Roma; lo stesso anno gli jesini gli conferivano l'incarico di riformare gli statuti della città. Nel 1513 Leone X lo nominava suo segreta rio delle lettere latine. Fu quello il suo periodo migliore, che subì un primo scossone nel 1517, allorché gli furono arse le sue case durante il Sacco di Jesi. Rimasto vedovo, indossò l'abito religioso. Nel 1521 Leone X lo designò successore del vescovo di Nocera Umbra. Dal 1521 al 1531 fu anche canonico della cattedrale di Jesi. In attesa che si rendesse vacante la sede di Nocera, nel febbraio del 1523 fu inviato da Adriano VI ad Ascoli Piceno quale governatore.   Rientrato nella capitale, subì forse la prova più dolorosa: con il sacco di Roma, anche la sua villa fu saccheggiata e incendiata dalle orde del Borbone. Furono devastati pure i suoi giardini e distrutto l'intero patrimonio storico ed artistico della sua Accademia. Egli stesso, per riscattare la propria persona, dovette pagare una grossa taglia. Ammalato e addolorato, rientrò a Jesi, dove si trattenne per qualche tempo. Nel 1537 prese possesso della diocesi di Nocera Umbra, dove tuttavia non si recò subito e stette pochissimo, costretto quasi sempre a letto ammalato. Nel 1545, dopo aver rinunciato alla diocesi di Nocera a favore del nipote Girolamo Mannelli da Roccacontrada, tornò definitivamente a Roma, con l'incarico, avuto sette anni prima da Paolo III, di tesoriere generale. E a Roma morì il 1° maggio del 1549. Lasciò un gran numero di opere, per lo più inedite, sia in italiano che in latino, in prosa e in versi, per la maggior parte conservati nella bliblioteca vaticana. Aveva scritto anche un vocabolario della lingua italiana, una grammatica e due romanzi.

Accademia Colozziana - Venne istituita a Roma, attorno all'an- no 1500, da Angelo Colocci. Aveva sede nella villa di proprietà del Colocci costruita sui resti degli antichi Horti Sallustiani (presso la fontana di Trevi) i quali, come l'Accademia, dal nome dello jesino, vennero detti Orti Coloziani. Il Colocci arricchì casa e giardino di una libreria fornita di antichi codici, un museo di medaglie, statue e antiche iscrizioni greche e latine. All'Accademia erano iscritti "i più illustri ingegni del tempo": poeti e letterati, rappresentanti della cultura, dell'arte e delle lettere. Gli accademici si intrattenevano "in amichevoli conviti, in piacevoli parlari e in letterarie esercitazioni", ricevendo dal Colocci "incoraggiamenti e sovvenzioni per portare a termine le loro ricerche e pubblicarne i risultati". Nel sacco di Roma del 1527 la villa fu devastata e parte del prezioso materiale che vi era raccolto andò perduto; il resto si trova oggi nella biblioteca vaticana.

Orti Coloziani - Vennero così detti i giardini che anticamente erano stati gli Horti Sallustiani e che il grande umanista jesino Angelo Colocci aveva acquistato circa l'anno 1500. Più precisamente, era una delle più belle ville di Roma, tra il Quirinale e il Pincio, presso la fontana di Trevi. Colocci, che vi fece costruire anche una fonte ("certamente la più celebrata dai poeti e dai letterati di quell'epoca"), la arricchì di una biblioteca e di un museo e ne fece la sede dell'Accademia Coloziana.
Fonte: Giuseppe Luconi  e Paola Cocola, Conoscere Jesi - Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle tradizioni della tua città, 2007.