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| Braccio da
Montone (Andrea Fortebraccio) |
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Nato
a Perugina
il 1° luglio del 1368. Capitano di ventura, il
più terribile e audace condottiero del tempo, combatté per l’antipapa
Giovanni
XXIII, conquistando territori e ricchezze e formandosi infine uno Stato
in Umbria
a spese della Chiesa. Deciso a crearsi una Signoria nelle Marche, nel
1408
puntò su Jesi: città e Contado dovettero così subire la terribile
invasione delle sue soldatesche.
Ladislao, re di Napoli,
gli mandò contro il conte di Troia con seimila uomini, che assediarono
Jesi ma
senza successo.
L’anno dopo Braccio da Montone, con
le forze di Jesi, accorreva in aiuto di Giovanni da Cima di
Cingoli che si trovava a sua volta assediato in Apiro dalle truppe di
Onofrio Smeducci
di San Severino. Si
fermò quindi a Jesi fino alla primavera del 1410,
anno in
cui lasciò la nostra città vendendola o cedendola in pegno a Carlo
Malatesta. |
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Tornò
nelle Marche nel 1416 “con lo stesso scenario di violenze ed
orrori” e,
sconfitto il Malatesta, riconquistò Jesi, ponendola di nuovo sotto la
sua Signoria.
Agli inizi tenne la città in feudo (in quel periodo gli Jesini dovevano
presentare a Perugia, il 12 luglio, in segno di soggezione, un Pallio di velluto da fiorini 50 di valuta). In
seguito, riconciliatosi con papa Martino V, la amministrò quale vicario
del
pontefice. Infine, postosi di nuovo contro la Chiesa, la tenne da
usurpatore.
Nel 1424, lasciato il governo di Jesi al suo luogotenente e
concittadino Giacomo
Degli Arcipreti, si pose alla testa del suo esercito per affrontare le
truppe
del papa. Lo scontro avvenne alle porte de L’Aquila. Braccio fu
mortalmente ferito
da una pugnalata al collo; fatto prigioniero, morì dopo tre giorni
d'agonia:
era il 5 giugno del 1424.
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| Fonte:
Giuseppe
Luconi e Paola
Cocola, Conoscere Jesi -
Guida alla conoscenza delle persone e delle cose, della storia e delle
tradizioni della tua città, 2007. |
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